Tradizionale appuntamento del Festival della Valle d’Itria è il Premio “Bacco dei Borboni”, curato dall’associazione Circolo Voltaire di Martina Franca, che fin dal 1978 viene assegnato ogni anno in occasione del Festival all’artista più “popolare” dell’edizione in corso. Il premio vanta nel suo albo d’oro nomi di grande prestigio nazionale e internazionale. Quest’anno a ricevere il premio, nella cerimonia al Park Hotel San Michele domenica 26 luglio (ore 18.30), è stato il direttore d’orchestra Antonio Florio, impegnato nell’opera “Il schiavo di sua moglie” (1671) di Francesco Provenzale alla guida della orchestra Cappella Neapolitana.
Con questa produzione si realizza la prima rappresentazione in tempi moderni di una delle opere principali del più importante musicista napoletano del Seicento, cui Florio ha dedicato per decenni studi e ricerche.
La sua è la seconda presenza al Festival, dopo aver curato e diretto nel 1990, sul podio della Cappella della Pietà dei Turchini, il progetto musicale, coproduzione con il Piccolo Teatro di Milano, Lo cunto de li cunti, ovvero Lo trattenimento de Peccerille di Giambattista Basile, dalla celebre raccolta seicentesca di fiabe napoletane che Florio ha valorizzato con le sonorità, le cantate e lo spirito dell’epoca barocca.
foto Cinzia Coppolecchia
La partecipazione di Florio all’edizione del 2026 si contraddistingue non solo per aver riscoperto una vera e propria rarità del repertorio barocco, ma anche per l’accurato lavoro di formazione e preparazione delle giovani voci dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca impegnate nella produzione dell’opera.

Scrivi