Vinicio Capossela al Medimex di Bari  racconta il mito che desta meraviglia. È canzone, poesia e racconto. Spesso Capossela recita, canta, alle volte scrive. Come ogni vero artista vive solo per l’arte che crea, anche quando, come in questo caso, racconta se stesso e il suo mondo.
Non fa differenza tra cultura orale e scritta. Parla di storie millenarie che portiamo dentro e riconosciamo le cose per il materiale fuori dalla storia che non subisce la riconoscibilità di una moda. Il tempo è un concetto pieno di sfumature. Il racconto è una grande conquista. La scrittura diviene interessante quanto più si fatica e ci si mette a disposizione della collettività. La cosa più bella è stata cercare di riprodurre gli ambienti vissuti negli ultimi anni. Le nostre generazioni avevano il gusto della lingua, del parlato. Sono degli oratori straordinari. Tutto ciò che abbiamo da giocarci in termini di benessere è la relazione con il tempo.
Suggerisce di rallentare fino a quando le lancette di orologio sono ferme e osservare ogni paesaggio umano che esprime un grande potenziale evocativo. Il libro suona in endecasillabi e in diciotto anni di scrittura si ascoltano musiche diverse. Ascoltava musica balcanica nello specifico. In questa sono presenti momenti di euforia e morte. Un mix di eccessi, che tirano fuori il demone che è dentro. Queste musiche eccessive l’hanno sempre accompagnato. Più avanti verranno i tempi dei cantori e dei sonetti. In verità questa è un’altra storia.

Info e foto su: https://www.facebook.com/medimex/

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